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Licenziamento per tradimento, in Cina campagna moralizzatrice sul lavoro: fare le corna stronca la carriera

Autocritica e rieducazione sono i pilastri della disciplina maoista che la Cina rossa continua ad applicare in ogni contesto, a partire dall’ambiente lavorativo dove le norme di buona condotta lambiscono la sfera privata fino a chiamare in causa la “morale” ed alcuni principi etici non meno importanti dell’aspetto professionale in senso stretto.

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La discutibile connessione tra infedeltà coniugale e inaffidabilità sul posto di lavoro è tutt’altro che un vecchio retaggio dell’ortodossia ideologica in parte superata dalle nuove classi dirigenti cinesi, ma a spingere verso un giro di vite sulle pratiche “degenerative” di funzionari del Partito Comunista e colletti bianchi hanno contribuito in misura determinante recenti scandali a sfondo sessuale costati reputazione e incarichi ad elementi di spicco della burocrazia nazionale.

Non sono bastate scuse ufficiali e atti di contrizione in pubblico ai protagonisti di vicende poco onorevoli con alla base violazioni più o meno gravi del codice di disciplina imposto ai lavoratori di medio e alto livello, come dimostrano i casi eclatanti del vicegovernatore dell’Anhui costretto a dimettersi per essere sottoposto alla pena rieducativa di 5 anni al cospetto delle autorità cinesi.

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La Commissione Centrale per l’ispezione disciplinare, in questo periodo, non ha lesinato sforzi per sanzionare comportamenti all’insegna della scorrettezza e della corruzione morale degli individui tenuti al rispetto di regole fondamentali per la convivenza civile imposte dal Partito, alla luce di una lotta contro edonismo e stravaganza” che si annuncia lunga ed impegnativa.

Episodi spiacevoli con protagonisti alti funzionari pubblici si sono succeduti con una frequenza a dir poco allarmante nell’ultimo lustro, causando non pochi problemi di immagine alla Repubblica cinese, attraversata da pulsioni modernizzatrici e allo stesso tempo alle prese con tentazioni restauratrici del vecchio ordine risalente all’epoca indimenticata di Mao Tse Tung.

La guerra al tradimento come stile di vita corrotto e degenerato, estremamente dannoso dal punto di vista della produttività e della serietà sul lavoro, è uno dei punti programmatici sui quali l'attuale presidente Xi Jinping intende proseguire a tappeto, nel nome di quella “normalizzazione” dei costumi nel Paese invocata dalla stessa opinione pubblica dopo lo scoppio della questione morale nello Shenyang e in altre regioni recentemente finite al centro di eventi di cronaca imbarazzanti.

Solo qualche mese fa, ad esempio, ben 25 mila locali a luci rosse sono stati chiusi dalle forze armate della Cina nel distretto operaio di Dongguan, centro ad alta densità di prostituzione per via del continuo transito di lavoratori in buona parte provenienti dall’area del Guangdong.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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