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Marilena Petruccioli, licenziata per aver risposto al capo su Facebook: scoppia il caso alla Nestlè

Update 16.02 Nestlè-Perugina tenta una mediazione con la signora Petruccioli e sospende il licenziamento. L'azienda, come previsto del contratto, ha convocato la Fai Cisl Umbria per domani mattina alle 10.30 e per questo motivo è stata annullata la conferenza stampa fissata proprio proprio per la stessa ora. La Nestlè in una nota ha poi spiegato che alla dipendente "in quanto rappresentante sindacale dello stabilimento, non sarà applicato alcun provvedimento senza che si sia svolta la procedura di consultazione sindacale". Una marcia indietro dopo il clamore mediatico?

Licenziata per giusta causa per un post su Facebook. E’ successo a Marilena Petruccioli dipendente del gruppo Perugina-Nestlè dal 1996, componente della Rsu aziendale e facente parte della categoria protetta dopo aver subito un grave infortunio sul lavoro l’anno successivo la sua assuznione. La comunicazione è arrivata oggi e ovviamente insorgono i sindacati con la Fai-Cisl dell’Umbria che attacca attraverso le parole del segretario regionale che parla di “fulimine a ciel sereno”. Nella denuncia non compare il contenuto del messaggio ma facendo una breve ricerca i post incriminati potrebbero essere due ma per Bruschi erano riferiti ad un’altra azienda e non al gruppo Perugina-Nestlè.

Lo scorso 23 agosto la signora attacca “tutti quei dirigenti che, da bravi furbetti, hanno utilizzato il loro ruolo per sistemare amichetti, parenti, amichette e se stessi, nascondendo illeciti, creando una bella squadra di furbi arroganti e vagabondi che sono la zavorra che ti porta a fondo sia come paese che come aziende. Poi, se permettono anche di fare i moralisti, i giudici. Ma fateme il piacere, almeno arrivati a sto punto abbiate il buon gusto di tacere". La donna non usa il nome dell’azienda ma forse nei corridoi le voci circolano.

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Il secondo post arriva invece circa due settimane fa, il 30 ottobre 2014, e sembra essere quello che avrebbe fatto arrabbiare i vertici aziendali: "Oggi mi è capitato di leggere un provvedimento disciplinare in cui il capo del personale di questa azienda - e badate bene non il proprietario, il padrone - ha usato un termine a dir poco vergognoso: COLLARE. Qualcuno dei suoi superiori dovrebbe fargli un ripassino dei principi che l'azienda per la quale lavora sbandiera ovunque. Il collare lo indossano i cani, non le persone. E certi personaggi che ricoprono certi ruoli dovrebbero stare attenti ai termini che usano in certi atti ufficiali. Tanto più che sembrerebbe che 'sto personaggio occupi il parcheggio per invalidi quando si reca a rinforzare i muscoli. Peccato il cervello non ne trae beneficio. Disgustata".

Ancora non cita il gruppo ma usa la frase “questa azienda” che potrebbe avere una doppia lettura ovvero “una certa” azienda, quindi diversa da Nestlè-Perugina, oppure potrebbe essere proprio il posto dove lavora. Il riferimento finale però al parcheggio per invalidi toglie qualche dubbio. Ovviamente la scelta di licenziare la donna per il messaggio scritto sui social ha fatto esplodere la polemica, Nicola Frantoianni di Sel ha presentato un’interrogazione parlamentare spiegando che "la giusta causa, secondo l'azienda, sarebbe un post su Facebook in cui la lavoratrice, senza nominare l'azienda, si è opposta al comportamento di un capo-reparto che avrebbe rimproverato un lavoratore dicendogli che per lui era necessario il collare". La donna aveva ricevuto la contestazione circa quindici giorni fa e la scorsa settimana aveva provato a spiegare le sue motivazioni ma non sono bastate perché oggi ha trovato nella sua cassetta postale la lettera di licenziamento.

In una nota Nestlè fa sapere di aver rispettato le regole inviando la comunicazione e consultando i sindacati, confermando quindi l’intenzione sanzionatoria con la speranza che “i punti evidenziati vengano colti dalle rappresentanze sindacali". Per quanto riguarda il post su Facebbok nella nota si afferma che la donna ha “minato con i suoi commenti pubblici l'autorevolezza di chi all'interno dello stabilimento ha la responsabilità di far rispettare le regole. Risulta fuorviante il tentativo di rappresentare e minimizzare i ripetuti commenti della signora Petruccioli come non riferiti, o riferibili, al contesto dove lei lavora". Le posizioni restano distanti e il dibattito aperto.

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