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Sciopero Mc Donald's 15 Maggio 2014: mobilitazione mondiale dei dipendenti per gli stipendi da fame

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di Simone Rausi

Mentre le reti televisive italiane mandano lo spot che conta i numeri in crescita dei dipendenti McDonald’s dall’altra parte dell’oceano i lavoratori della grande M preparano una mobilitazione a livello planetario che potrebbe paralizzare migliaia di fast food nei cinque continenti. Il motivo? Le condizioni lavorative ma soprattutto la paga da fame, un bel contrappasso per il colosso degli hamburger che ha fatto della sazietà low cost una bandiera.

Neonato nel water di un McDonald’s a Roma

Poco più di 70 dipendenti si sono riuniti di fronte a uno dei più popolari McDonald’s di Manhattan e con cori e cartelli hanno fatto partire una prima ondata di scioperi. Lo stop è fissato per il prossimo 15 Maggio e all’iniziativa aderiranno anche alcuni dipendenti dei fast food del nostro Paese. A comunicarlo è il sindacato comune americano, l’ Uita - International Union of Food, Agricultural, Hotel, Restaurant, Catering, Tobacco and Allied Workers’ Associations – che ha fatto sapere, in una nota, che la mobilitazione non interesserà solo McDonald’s ma tutte le principali insegne del fast food…

I lavoratori di decine di Paesi in tutti i continenti hanno annunciato l’ingresso nel movimento per salari più alti e migliori condizioni di lavoro nei ristoranti come McDonald’s, Burger King, Wendy’s e Kfc”, hanno detto gli organizzatori. La busta paga, in effetti, sarebbe alquanto leggerina. Pare che un dipendente americano di McDonald’s venga pagato al lordo 7.25 dollari l'ora (poco più di 5 euro) mentre il tetto minimo che i dipendenti richiedono è di almeno 15 dollari (circa 10.90 euro).

Inoltre, al poco soddisfacente salario, si aggiunge anche un trattamento lavorativo che il sindacato definisce “deficitario”. Attualmente sono centinaia di migliaia gli americani impiegati nei fast food, una massa di persone che – come riporta il Fatto Quotidiano – “pur non essendo disoccupate (ed avendo anzi un lavoro a tempo pieno) si ritrovano ai margini della soglia di povertà”. La solidarietà ai lavoratori a stelle e strisce si somma comunque al malcontento di diversi dipendenti degli altri stati. Giovedì prossimo si incroceranno le braccia in centinaia di Paesi. Chissà quale sarà il risultato finale.

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