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Mestieri in deficit di manodopera

La crisi economica potrebbe anche rivelarsi un'occasione per cambiare stili e abitudini di vita, tanto nel tempo libero come durante le ore di lavoro. Sempre più giovani intraprendono mestieri che poco o nulla hanno a che fare con la loro preparazione accademica.

Molti sono i laureati che non avendo trovato un posto di lavoro all'altezza delle loro qualifiche, hanno saputo ripiegare su mestieri più umili. Ma c'è anche chi lo fa per scelta, preferendo, che so, prendere in gestione un bed & breakfast e lavorare all'aria aperta, piuttosto che andare a finire dieci ore al giorno rinchiuso in un ufficio.

Anche da un punto di vista remunerativo, certe professioni sono di gran lunga più redditizie di altre, tradizionalmente considerate fonte di grandi guadagni. È il caso ad esempio dei giovani avvocati, il più delle volte costretti a lavorare a tempo pieno in un grande studio legale per meno di 1.000 euro al mese; mentre per guadagnare la stessa cifra un'elettricista che fa lavoretti in proprio lavora la metà del tempo.

Certo, è comprensibile che non sia piacevole sporcarsi le mani e sudare quando si ha una laurea in Economia e commercio o in Scienze della comunicazione. È altresì vero che se non rimangono alternative, è meglio fare di necessità virtù e tirarsi su le maniche. Secondo un recente studio di Confartigianato, in Italia si registra una drammatica carenza di manodopera in determinati comparti produttivi.

È sempre più difficile trovare falegnami, pasticceri, estetisti e – praticamente a rischio di estinzione - sarti. Figure professionali che non avranno il 'prestigio' di un direttore di banca o di un politico ma che molto spesso hanno il doppio di dignità.

(foto © ilsussidiario.net)

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