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Occupazione giovanile, Istat: 80mila posti in meno
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Il presidente Istat Enrico Giovannini ha presentato alla commissione Bilancio della Camera dati allarmanti sull'occupazione giovanile: nei primi tre trimestri 2011 (gennaio-settembre) è stata rilevata una flessione del 2,5%, che corrisponde a 80mila occupati in meno nella fascia di età 18-29 anni.
Non va meglio, e il collegamento è diretto, guardando i dati sulla disoccupazione: nella fascia 15-24 anni è pari al 31%, 501 mila occupati in meno, "la più alta dopo la Spagna".
RISCHIO POVERTA'
Sempre secondo i dati Istat, nel 2010 circa un quarto (il 24,5%) della popolazione in Italia, in base all'indicatore di Europa 2020, "risulta a rischio povertà ed esclusione sociale, un valore più elevato della media europea)" [...] "Il rischio si concentra nel Mezzogiorno (39,4%) e tra le famiglie numerose (36,3%). Tra gli immigrati, l'incidenza arriva al 51% tra le famiglie con almeno un componente straniero".
OCCUPAZIONE FEMMINILE
I numeri di Giovannini parlano anche di donne. In Italia meno di una donna su due lavora e solo il 30% nel Sud, nonostante dal 1995 al 2008 si sia assistito a un aumento quasi ininterrotto dell'occupazione femminile. Le donne poi continuano ad essere occupate in lavori precari più frequentemente degli uomini e permangono in condizioni di precarietà più a lungo nel tempo.
MATERNITA' E "DIMISSIONI IN BIANCO"
"E' necessario, quindi, affrontare le criticità del rapporto delle donne con il mercato del lavoro" - ha poi concluso il presidente Istat. "Esiste una difficoltà delle donne a permanere sul lavoro in concomitanza con una gravidanza". Le "dimissioni in bianco" hanno riguardato "800 mila donne nel corso della loro vita".









