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Le pensioni di anzianità

La nuova manovra del governo tecnico presieduto dal Presidente Mario Monti apporta un grande cambiamento nel settore previdenziale e abolisce le pensioni di anzianità che erano nate nel 1965 con la Legge n. 903 del 21 luglio 1965 (art.13). Il pensionamento, allora, era possibile con 35 anni di lavoro senza requisiti di età. Dopo l'ultima riforma le pensioni di anzianità saranno sostituite dalle pensioni anticipate. Vediamo di cosa si tratta.

Dalla pensione di anzianità alla pensione anticipata

Nel 2004 la Legge della Riforma Maroni aveva alzato l'età richiesta per l'accesso alla quiescenza per le pensioni di anzianità e vecchiaia per poter riequilibrare il rapporto lavoratori/pensionati e per l'aumento delle aspettative di vita.

Successivamente nel 2007 con la legge n° 247 erano state introdotte le quote in cui venivano sommate l'età anagrafica e gli anni di contribuzione: si aveva diritto al pensionamento per anzianità con un totale di 95 per i dipendenti pubblici e 96 per gli autonomi. Una ulteriore riforma era stata avviata dall'ultimo governo che aveva portato a quota 97 la possibilità di ottenere la pensione di anzianità per il 2012.

Con la nuova riforma Monti spariscono le pensioni di anzianità e al posto di queste si potrà percepire una pensione anticipata. Infatti, con l'abolizione delle quote, già nel 2012 i lavoratori dipendenti che vorranno andare in quiescenza usciranno in anticipo rispetto alla pensione di vecchiaia solo se avranno maturato 41 anni di contributi più un mese per le donne e 42 anni di contributi più un mese per gli uomini. Nei successivi anni, e cioè nel 2013 e nel 2014, i mesi da aggiungere ai 42 anni, per l'uscita anticipata, saranno rispettivamente due e tre.

Per i lavoratori autonomi, invece, l'andata in pensione prima della età di vecchiaia, cioè la pensione anticipata, sarà possibile con 41 anni e mezzo di contributi per le donne e 42 anni e mezzo di contributi per gli uomini.

Dal prossimo anno ci saranno solo più due modi per andare in pensione:o attraverso la pensione di vecchiaia ordinaria o attraverso il pensionamento anticipato che sostituisce la pensione di anzianità. Però, nel caso di pensione anticipata, se l'età anagrafica è inferiore ai 62 anni, pur avendo maturato 42 anni di contribuzioni, ci sarà una penale sull'importo previdenziale del 3% per ogni anno sotto il sessantatreesimo anno di età. Questo non vale per le attività usuranti: in questi casi sarà ancora valido il meccanismo delle quote.

Esaurimento delle pensioni di anzianità entro il 2018

L'abolizione delle quote e delle pensioni di anzianità lasciano il posto alle pensioni anticipate che disincentiveranno le uscite dal mondo del lavoro a causa della norma che penalizza con un 3% in meno i lavoratori che avranno il sistema misto: retributivo fino al dicembre 2011 e contributivo successivamente. Sarà comunque possibile, pagando la penale, andare in pensione prima se saranno stati maturati gli anni contributivi sopra esposti.

Le pensioni di anzianità andranno ad esaurirsi definitivamente entro il 2018 quando terminerà il sistema retributivo per far posto al solo sistema contributivo in cui conterà l'età minima (66 anni) per l'accesso al pensionamento. Le pensioni di anzianità sono attualmente garantite per coloro che entro il 31 dicembre hanno maturato i requisiti secondo la previgente normativa.

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