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Perché gli italiani non parlano inglese?

Ataviche resistenze culturali alla diffusione di una lingua “giovane” e molto diversa da quella d’origine pongono l’Italia agli ultimi posti della graduatoria dei Paesi europei per familiarità con l’inglese, al contrario di altre zone del Continente dove sono in primo luogo le nuove generazioni a mostrarsi anglofone a tutti gli effetti già dai banchi di scuola.

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Inglese "off limits" per i giovani italiani

Il sistema formativo, altrove meno ancorato a vecchi programmi e aperto ad influenze di respiro internazionale preziose dal punto di vista delle prospettive di lavoro, è alla base del “gap” che separa i giovani italiani dai coetanei dal resto dell’Eurozona. Pur senza dimenticare le nobili radici linguistiche della patria di Dante, non si può evitare di notare la scarsa confidenza degli studenti in età scolare con la parlata inglese, rispetto a chi (come i danesi ad esempio) inizia dall’infanzia a “masticare” una lingua diventata ormai di fondamentale importanza dopo l’avvento della globalizzazione e l’abbattimento progressivo delle frontiere reali o virtuali.

(Multilinguismo e multiculturalità: mille motivi per studiare bene. Guarda il video)

Ecco perché in Italia parlamo poco e male l'inglese

Nelle scuole italiane si dà molto peso alla grammatica, mentre negli istituti di altri Paesi dell’Unione l’attenzione da subito è concentrata in gran parte sulla comunicazione vera e propria: tale differenza di metodo permette ai secondi di parlare bene facendosi capire da un interlocutore anglofono, invece i primi stentano a passare dai libri al dialogo diretto.

Lingue straniere e lavoro in Italia

In aggiunta, oltre al fattore geografico tutt’altro che irrilevante, va ricordata la natura profondamente “conservatrice” (non per forza da demonizzare) della nostra cultura, assai lontana da echi d’Oltremanica o d’Oltreoceano vantando peraltro origini ben più antiche.

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Perché i nostri ragazzi non parlano l'inglese

Ultimo elemento degno di nota, la storica ostilità della popolazione italiana nei confronti di qualsivoglia tipo di (vera o presunta) “invasione” che sul piano dell’istruzione e in ultima analisi dello sviluppo economico si traduce anche in un certo grado chiusura verso il mondo, al contrario di quanto avviene in Danimarca, Olanda e nel cuore della nuova Europa.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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