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Quale contratto di lavoro conviene nel 2015: tempo indeterminato o determinato

In virtù dell’esistenza di molteplici versioni, viene spontaneo domandarsi quale sia il contratto di lavoro più conveniente. Dal 1° gennaio un imprenditore che vuole assumere un nuovo dipendente ha tre principali opzioni contrattuali: un contratto a tempo determinato; un contratto da co. co. pro; e il nuovo contratto a tempo indeterminato, scontato di contributi e Irap per tre anni (ma con articolo 18 depotenziato quando sarà approvato il Jobs act).

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Contratto a tutele crescenti

Da un punto di vista prettamente economico il nuovo contratto a tutele crescenti costa il 26 per cento in meno rispetto all'attuale assetto normativo, fiscale e previdenziale. L'elaborazione prende in considerazione un lavoratore medio con uno stipendio lordo annuo di 22 mila euro. Il nuovo contratto a tutele crescenti, quindi, risulta molto più appetibile per i datori di lavoro rispetto a forme precarie come il tempo determinato e il co. co. pro.

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Sul nuovo contratto a tutele crescenti si sommano infatti due benefici. Il primo è costituito dagli sgravi contributivi Inps introdotti dalla Stabilità 2015 che consistono in un abbattimento totale dei contributi a carico dei datori di lavoro per 3 anni per ogni nuova assunzione a tempo indeterminato di un lavoratore disoccupato da sei mesi.. Il secondo vantaggio è costituito dal completo scorporo del costo del lavoro dall'imponibile Irap, introdotto con la legge di Stabilità.

Vantaggi per le aziende

Lo stipendio lordo di 22 mila euro, preso in considerazione dal rapporto Uil, corrisponde ad un costo a carico delle aziende per ciascun nuovo assunto pari a 31.790 euro: con gli sconti il costo scenderà a 23.453 euro con un abbattimento del 26,2 per cento, pari a 8.337 euro.

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Resta, però, la questione relativa alla nuova maggiore flessibilità nei licenziamenti, introdotta con i decreti attuativi del Jobs act. L'azienda che accede ai contratti "scontati" in caso di licenziamento dopo un anno potrebbe avere vantaggi pari 1.000 che salirebbero a 12 mila euro dopo tre anni.

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