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Reintegro dopo dimissioni volontarie: la guida

La legislazione italiana prevede che il lavoratore possa rassegnare volontariamente le dimissioni dal proprio incarico in qualsiasi momento, con l'unica limitazione del rispetto del tempo di preavviso previsto dal CCNL di riferimento. Le dimissioni, dunque, sono un atto unilaterale con il quale il dipendente recede dal contratto, indipendemente dal datore di lavoro. Tuttavia, se decide di tornare sui propri passi, è autorizzato dalla legge a farlo. Ecco dunque alcune cose da sapere in merito al reintegro dopo dimissioni volontarie.

Revoca delle dimissioni volontarie e reintegro sul posto di lavoro

In linea generale, le dimissioni hanno effetto nel momento in cui il datore di lavoro ne entra a conoscenza, tuttavia in alcuni casi possono essere annullate: il reintegro dopo dimissioni volontarie è infatti previsto e regolamentato dalla legge italiana.

Nel caso più semplice, se il dipendente - per qualsiasi ragione - decide di tornare sui propri passi, può chiedere all'azienda di essere riassunto e se questa non ha nulla in contrario è libera di acconsentire alla revoca delle dimissioni, procedendo di fatto al reintegro del lavoratore. Una situazione che presuppone che tra le parti intercorrano buoni rapporti e che si differenzia sostanzialmente dalle altre ipotesi contemplate dalla legge. La normativa italiana, infatti, prevede che possano essere annullate le dimissioni volontarie rassegnate da un lavoratore incapace di intendere e di volere - anche solo temporaneamente e/o parzialmente - così come da un minorenne che ha operato detta scelta in un momento di dimostrabile assenza di volontà cosciente e/o se il recesso dal contratto pregiudica gravemente la sua situazione.

Analogamente, se le 'dimissioni volontarie' sono rassegnate a seguito di pressioni, minacce e/o ricatti da parte del datore di lavoro (per esempio nel caso in cui siano prospettate come alternativa al licenziamento, a una condanna penale o all'esercizio di un diritto del dipendente) oppure se l'azienda induce in modo fraudolento il lavoratore a darle, la legge stabilisce che - a fronte di prove documentate e rigorose - quest'ultimo deve essere reintegrato al suo posto.

Dimissioni e reintegro nella Pubblica Amministrazione

Nel caso di dipendenti della Pubblica Amministrazione, il reintegro dopo dimissioni volontarie può essere accordato se la richiesta di ricostituzione del rapporto di lavoro è effettuata entro 5 anni dalla data delle dimissioni stesse. Detti vincoli temporali invece non sussistono se il lavoratore rescinde il contratto in seguito alla perdita della cittadinanza (italiana o della Comunità Europea) e chiede di essere reintegrato dopo averla riottenuta. In entrambi i casi, il dipendente deve essere "ricollocato nella medesima posizione rivestita, secondo il sistema di classificazione applicato nell’ente, al momento delle dimissioni", in subordine "alla disponibilità del corrispondente posto nella dotazione organica dell’ente". (Art. 26 CCNL del 14/9/2000 e Art. 17 CCNL del 5/10/2001).

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