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Reporter di guerra: come diventarlo

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Le immagini e le storie della guerra nei Balcani, nel Golfo, in Afghanistan e in Libia - per citare la realtà più recente - sono vivide nei nostri ricordi, impresse per sempre nella loro crudeltà e talvolta in un'inaspettata pietà dal coraggio di chi sceglie di vivere i conflitti per raccontarli: il reporter di guerra. Un professione che prima ancora è una vocazione e che - inaspettatamente, forse - molti sognano di fare propria.


Il reporter di guerra: chi è costui
Il reporter di guerra è un giornalista che documenta direttamente sul campo lo svolgersi di un conflitto, raccontandone non solo gli aspetti militari, ma anche (e soprattutto) quelli umani. I pezzi che realizza sono reportage che solitamente si compongono di immagini (foto e video) e di una parte scritta, a seconda del media al quale sono destinati. Di base dunque il reporter è un fotografo o un giornalista tradizionale che in più sa manipolare anche i mezzi di comunicazione che non sono strettamente pertinenti la sua professione.


Requisiti professionali
Per fare il reporter di guerra non esiste una scuola specifica, ma si può diventarlo se si è fotografi professionisti o giornalisti. Mentre nel primo caso non è richiesto un iter formativo predefinito, nel secondo la strada da percorrere prevede la frequenza biennale di una scuola di giornalismo oppure un praticantato di 18 mesi presso una testata registrata e il superamento dell'esame di idoneità professionale che permette di conseguire il titolo di giornalista professionista. Maggiori informazioni sulla professione di fotografo sono reperibili sul sito dell'Associazione Nazionale dei Fotografi Professionisti, mentre i dettagli dell'iter da seguire per diventare giornalista possono essere consultati nella guida dedicata.


Requisiti personali e capacità pratiche
Il reporter di guerra prima che un fotogiornalista è una persona con dei requisiti personali e della capacità pratiche ben precise. La sua professione infatti lo porta a vivere situazioni di estremo pericolo in zone 'ad alto rischio' sociale, politico e spesso anche climatico. Di conseguenza un reporter deve, innanzitutto, padroneggiare molto bene più lingue straniere (tra le quali non può mancare l'inglese), saper ottenere e gestire visti, permessi e accrediti ed essere in grado di muoversi in relativa sicurezza - tramite una rete di conoscenze e contatti - nei paesi dove si trova. Oltre a questo deve - ovviamente - avere dimestichezza con diverse modalità di comunicazione, quindi deve saper usare la macchina fotografica, la videocamera, il computer, i programmi di elaborazione e impaginazione digitale e tutti i sistemi che permettono di inviare il 'pezzo' anche in condizioni di estrema difficoltà o censura. Per fare tutto ciò non può mancare di un forte spirito di avventura, di grandi capacità di adattamento, di senso del pericolo oltre che della notizia, di sangue freddo e reattività.


Come iniziare
Per diventare reporter di guerra si può iniziare a lavorare come giornalista, fotografo, cameramen presso testate cartacee o online oppure emittenti televisive e, dopo aver fatto la dovuta gavetta, chiedere di essere trasformato in inviato sul campo nelle zone dove sono in corso conflitti. In alternativa - anche se è molto più rischioso - si può lavorare come free lance accreditati presso agenzie di stampa o fotografiche. In questo caso ci si muove in (quasi) totale autonomia, si realizzano i pezzi e successivamente li si propone a uno o più media. Una terza via, estremamente pericolosa, è quella di aggregarsi a ONG che operano nella zona di guerra e documentare da 'cani sciolti' gli avvenimenti per poi rivenderli a giornali e televisioni. Per maggiori informazioni in tal senso si consiglia di rivolgersi alla FPA (Fotoreporter Professionisti Associati), associazione nata con l'intento di promuovere il riconoscimento di tutti i diritti connessi alla professione e di rendere noto al pubblico il lavoro del fotoreporter.

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