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Guida per gestire al meglio il rientro al lavoro post maternità

Per le mamme, il rientro al lavoro post maternità è un momento molto delicato, che può nascondere diverse insidie, sia a livello personale che professionale. L'ansia di 'staccarsi' dal bambino, unita allo stress degli impegni e delle scadenze dell'ufficio, se non affrontata in modo adeguato può spingere molte donne all'errata convinzione di 'non farcela', portandole a fare scelte avventate. Ecco allora un breve vademecum per gestire al meglio il rientro.

Mamme e lavoro: cosa dice la legge

La legge italiana tutela le mamme al rientro al lavoro post maternità con una serie di provvedimenti volti a facilitare il loro ritorno in ufficio compatibilmente alla gestione del nuovo nato. Il Decreto Legislativo n°151, 26 marzo 2001 (Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità), infatti stabilisce che:

  • durante il primo anno di vita del bambino, nell'arco della giornata le mamme lavoratrici hanno diritto a due periodi di riposo retribuiti, della durata di un'ora ciascuno, eventualmente cumulabili. Se l'orario di lavoro è inferiore a 6 ore o se la lavoratrice usufruisce di servizi di nido o altri analoghi, il permesso è uno solo. In caso di parto gemellare, i periodi di riposo sono doppi, mentre esiste una disciplina specifica (Art. 42) per i bambini con handicap gravi. Dette disposizioni, infine, valgono sia per figli naturali che adottivi (riposi giornalieri della madre);
  • se il bambino si ammala, nei suoi primi tre anni di vita i genitori hanno diritto ad assentarsi dal lavoro "senza limiti di tempo", ovvero per tutta la durata della malattia, mentre dai 3 agli 8 anni il permesso può essere accordato alternativamente alla mamma o al papà, nel limite di cinque giorni all'anno per ciascun figlio. Per i bambini adottivi e in affido, la legge prevede che entrambi i genitori possano assentarsi fino al compimento del settimo anno di età e che "qualora, all'atto dell'adozione o dell'affidamento, il minore abbia un'età compresa fra i sei e i dodici anni, il congedo per la malattia del bambino è fruito nei primi tre anni dall'ingresso del minore nel nucleo familiare" (permessi per malattia del bambino);
  • nei primi otto anni di vita del bambino, sia la mamma che il papà possono assentarsi dal lavoro per un periodo di tempo complessivamente non superiore a 11 mesi e la mamma, in particolare, può scegliere di restare a casa fino a 6 mesi immediatamente dopo la fruizione del congedo di maternità (congedo parentale);
  • dall'inizio della gravidanza e fino al compimento del primo anno di età del bambino oppure fino a un anno dall'ingresso nel nucleo famigliare in caso di adozione, la mamma non può essere licenziata, a meno di colpa grave della lavoratrice, cessazione dell'attività dell'azienda, risoluzione del rapporto per scadenza dei termini, esito negativo del periodo di prova (divieto di licenziamento).

Mamme e lavoro: cosa dice l'esperta

Per offrire un aiuto concreto alle mamme, la Managing Director di Page Personnel Italia, Francesca Contardi, ha predisposto per Il Sole 24 Ore un 'decalogo' di consigli per affrontare al meglio il rientro al lavoro post maternità.

Al primo posto nella lista dei suggerimenti c'è quello di "avere le idee chiare", ovvero di sapere con esattezza che cosa si vuole fare: continuare nella stessa azienda o cambiare? Chiedere il part-time o proseguire con il full-time? Una consapevolezza alla quale, a cascata, seguono la pianificazione ponderata della data di rientro, la valutazione degli 'aiuti' a propria disposizione (asilo, nonni, tata, ecc...), l'accettazione delle difficoltà, la gestione del distacco, l'invito a mantenersi aggiornate e a "non dimenticare il mondo là fuori", la ricerca di nuove opportunità e la preparazione a un eventuale colloquio, la disponibilità alla flessibilità e la capacità, infine, di "gestire al meglio" l'assenza.

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