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Riforma del lavoro 2012: tutte le novità

Sono diverse le novità previste dalla riforma del lavoro 2012 e non tutte convincono dipendenti e sindacati. Se da una parte, infatti, sul piatto c'è l'abolizione delle Partite IVA fittizie e degli stage e tirocini svolti a titolo gratuito, dall'altra c'è la tanto temuta (e osteggiata) modifica dell'Articolo 18. Sono più i vantaggi o gli svantaggi, allora? Per deciderlo, ecco una sintesi dei principali cambiamenti pianificati.

Come cambia il lavoro con la riforma del 2012

Dopo anni di immobilismo, anche dietro pressioni da parte dell'Unione Europea, il governo Monti ha intrapreso alcune importanti modifiche per il rilancio dell'occupazione. La riforma del lavoro 2012 nasce infatti con l'obiettivo di far ripartire un mercato asfittico e con poche prospettive, aiutare chi è escluso a entrarvi (o rientrarvi) e ridurre il peso economico della disoccupazione sulle casse dello Stato. Non tutti i provvedimenti previsti, però, sono graditi ai lavoratori, anche se a molti non è neppure chiaro in che cosa consistano effettivamente i cambiamenti. Per formarsi un'idea precisa, qui di seguito è dettagliato un elenco dei punti più importanti affrontati nella riforma.

Articolo 18

L'articolo 18 rappresenta senza dubbio il punto nodale della riforma. Nella nuova normativa esso vale per tutte le aziende, anche quelle con meno di 15 dipendenti (5 nel caso delle imprese agricole), ed è applicato a ogni contratto, non solo quelli dei neoassunti. A livello funzionale, le modifiche dell'Articolo 18 prevedono che, in caso di licenziamento per motivo economico non giustificato oggettivamente, il lavoratore abbia diritto al solo indennizzo (in misura variabile da 15 a 27 menilità) e non al reintegro, mentre in caso di licenziamento per motivi discriminatori al dipendente spetta il reintegro o, se non lo accetta, un risarcimento la cui entità è stabilita dal giudice sulla base di diversi fattori. Nel caso di licenziamento per motivi disciplinari, infine, se questi non sussistono, il giudice può optare per il reintegro e un indennizzo oppure per il solo risarcimento.

Tipologie di contratto

Con la riforma, il contratto a tempo indeterminato diventa la tipologia predominante nel mercato di lavoro, a discapito dei contratti a termine (ad eccezione di quelli stagionali o sostitutivi), ai quali viene applicato un contributo aggiuntivo pari all'1.4% per finanziare i nuovi ammortizzatori sociali, che va ad aggiungersi a quello dell'1.3% previsto per l'attuale sussidio di disoccupazione. Dopo 36 mesi di contratto a tempo determinato, diventa automatica l'assunzione a tempo indeterminato, mentre sono previsti vincoli "stringenti ed efficaci" sui contratti intermittenti e a progetto. Il contratto di apprendistato, infine, diventa la forma contrattuale privilegiata per l'ingresso nel mondo del lavoro.

Stage, tirocinio e Partita IVA

La nuova normativa prevede l'abolizione di stage e tirocini post universitari svolti a titolo gratuito. Come chiarisce il ministro Elsa Fornero, "se vai in un'azienda a lavorare non lo fai gratis". Per quello che riguarda le finte Partite IVA - cioè quei lavoratori che si comportano a tutti gli effetti da dipendenti, pur in regime formale di libera professione - il governo promette un contrasto "secco e severo".

Dimissioni in bianco

La riforma del lavoro 2012 prevede una speciale norma per contrastare le cosiddette 'dimissioni in bianco', un fenomeno che riguarda soprattutto le donne e che consiste nel far firmare alle lavoratrici un foglio bianco che il datore di lavoro può riservarsi di utilizzare nel caso in cui la dipendente resti incinta, per esempio.

La riforma del lavoro e i nuovi ammortizzatori sociali

Un aspetto rilevante nella riforma del lavoro 2012 è rappresentato dai nuovi ammortizzatori sociali che entreranno a regime entro il 2017, come annunciato dal governo Monti. Scompare dunque l'attuale indennità di disoccupazione, sostituita dall'Assicurazione Sociale per l'Impiego (ASPI), della durata di 12 mesi o 18 per gli over 55 e con un tetto massimo di 1.119 euro lordi per i primi 6 mesi, decurtato del 15% ogni semestre successivo. Obiettivo finale, abolire la mobilità ed estendere il sussidio a un platea di 12 milioni di persone.

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