Riforma lavoro, Senato approva: via libera alle modifiche

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Il Senato approva la riforma del mercato del lavoro e la parola passa alla Camera. Con 231 voti a favore, 33 contrari e 9 astenuti, il disegno di legge predisposto dall'esecutivo potrebbe entrare in vigore entro l'estate, come dichiaratamente spera il ministro del Welfare, Elsa Fornero: "viste le esortazioni sul piano internazionale, auspico che anche alla Camera sia approvato in tempi brevi, in modo da metterci subito al lavoro per applicarlo".

E sulla stessa lunghezza d'onda è anche il premier Mario Monti, che dopo avere avuto un problema con la tessera per votare, cambiatagli tempestivamente, ha commentato: "è una riforma di profonda struttura, che è stata, come è normale, accompagnata da dibattiti intensi e da diverse prese di posizione, ma il governo deve guardare anche alle valutazioni positive degli organismi imparziali", facendo riferimento ai consensi ottenuti dala UE, dall'Ocse, e dal Fondo Monetario.

Ma che cosa comporta quest'ultimo testo, 'spacchettato' in quattro distinti emendamenti per evitare che fosse troppo corposo? Per prima cosa passa la tanto discussa riforma dell'Articolo 18: diventa quindi obbligatoria la conciliazione per i licenziamenti economici individuali, mentre il reintegro per licenziamenti disciplinari ritenuti illegittimi dal giudice è subordinato alle 'tipizzazioni' dei CCNL e non è più, dunque, (anche) una questione di Codice Civile.

Per quanto riguarda i contratti, invece, per quello a tempo determinato cambia la durata massima del primo, che da 6 passa a 12 mesi, con la possibilità per le aziende di omettere la causale e di utilizzare una 'franchigia oggettiva' in determinate situazioni organizzative, come per esempio una start up o un progetto speciale di durata incerta ed eventualmente rinnovabile. Il lavoro a chiamata potrà essere gestito tramite sms, mentre i collaboratori con Partita IVA saranno considerati 'veri' professionisti in caso di reddito annuo lordo superiore a 18 mila euro e i co.co.pro. potranno contare sul cosiddetto salario base.

Novità anche sul fronte degli ammortizzatori sociali. Confermata l'Anspi - l'Assicurazione sociale per l'impiego, che a partire dal 2017 sostituirà le diverse indennità di disoccupazione e quella di mobilità - arrivano nuove regole più restrittive per poterla conservare: se il disoccupato, infatti, rinuncerà a un'offerta di lavoro con retribuzione superiore almeno del 20%, la perderà di default. Per i co.co.pro, invece, sarà maggiorata l'indennità una tantum, con la possibilità di percepire fino a 6 mila euro se risulta un precedente impegno lavorativo compreso tra 6 mesi e 1 anno. Infine, il disegno di legge prevede anche la possibilità, in via sperimentale dal 2013 al 2015, di ricevere il sussidio di disoccupazione in un'unica soluzione per avviare un lavoro autonomo.

Le ultime novità riguardano i ticket per i disoccupati, il bonus produttività e la deduzione Irpef sugli affitti fuori dalla cedolare secca del 20%. Per i primi viene reintegrata la gratuità (che è estesa anche ai familiari), mentre il secondo è confermato a regime dal 2012, con la possibilità per il governo di introdurre la cosiddetta 'compartecipazione dei dipendenti agli utili dell'impresa'. Da ultimo, la deduzione Irpef scende dal 15% al 5%, due punti percentuale in meno del 7% inizialmente previsto.

Angela E Antony Ciliento

cosa cè da comentare presto senevanno tutti a casa cosi faranno la fine come si meritano non posso dire altro tutti ladri siamo stufi .........................basta non cè la faciamo piu ........

2012-06-01 20:21:14

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