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Sciopero Groupon 25 giugno 2014, lavoratori contro i licenziamenti in Italia

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Alla vigilia della mobilitazione, poche ore dopo la diffusione delle rivendicazioni sindacali su notiziari e web da parte dei promotori, l'ufficio stampa della Groupon Italia ha diramato un comunicato che riportiamo testualmente:

"La nostra azienda, che fa parte di una Multinazionale Americana leader nel settore degli acquisti online, ha adottato fin dalla sua nascita un sistema di sviluppo e crescita professionale conforme alla legge e che mira a premiare le performance e la professionalità. Groupon non sta adottando piani di ridimensionamento aziendale né sta effettuando licenziamenti come falsamente riportato. Non possiamo accettare titoli sensazionalistici che intendono fare notizia citando licenziamenti non previsti. I piani di assunzione procedono; l’azienda sta infatti assumendo nuove figure professionali in diversi dipartimenti aziendali. Groupon, quindi, non può che respingere con fermezza affermazioni inerenti violazioni di diritti in quanto, palesemente, infondate. In anni difficili per il mondo del lavoro, Groupon ha assunto a tempo indeterminato più di 400 giovani talentuosi ai quali vengono riconosciuti anche benefici aggiuntivi rispetto a quanto previsto dalla legge e dal CCNL, quali – ad esempio - ticket restaurant, revisione annuale delle retribuzioni (l’ultima avvenuta lo scorso aprile), progetti di formazione, sistemi di incentivazione decisamente superiori alla media del mercato, oltre che un ambiente di lavoro internazionale e dinamico. In un Italia fatta di storie di precarietà e disoccupazione, Groupon continua ad assumere ed offrire posti di lavoro e piani di crescita internazionale. Groupon ha sempre riconosciuto la piena esplicazione dei diritti sindacali, sia come singoli sia come associazioni sindacali, mantenendo un sereno e costante confronto con le rappresentanze sindacali aziendali, nel rispetto delle relative previsioni di legge. Abbiamo investito tanto sulle persone e continueremo a farlo. Groupon crede nel merito per la costruzione del successo personale e aziendale"

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La scure dei licenziamenti e dello spostamento all’estero di alcuni rami dell’attività della divisione Italia preoccupa da alcuni mesi i lavoratori della multinazionale Groupon, decisi a farsi sentire con lo sciopero di 8 ore di mercoledì 25 giugno 2014 per ottenere un’interlocuzione con l’azienda americana.

Nokia, dai licenziamenti alle acquisizioni: strategie di rilancio

Non è soltanto la paura di perdere il posto di lavoro a spingere i dipendenti italiani del gruppo statunitense a mobilitarsi prima dell’estate, ma sono tanti i temi sul tavolo in vista di un confronto coi vertici auspicato dai sindacati e tutt’altro che facile, alla luce delle premesse non proprio rosee dell’ultimo periodo.

Lo sbarco nella Penisola di Groupon era avvenuto in pompa magna nel 2010, quando la recessione si faceva sentire in misura tollerabile nel corpo vivo del paese, con prospettive di crescita legate all’espansione delle nuove tecnologie ancora incoraggianti se non esaltanti per gli investitori esteri.

In effetti, l’inizio prometteva bene, grazie all’entusiasmo mostrato dagli utenti italiani allettati dalla politica di sconti ed offerte a tutto campo lanciata via web: la crisi, alla lunga, ha tagliato in parte i viveri anche alla fetta più evoluta del mercato nazionale, costringendo i soggetti interessati a ridisegnare le strategie centellinando gli investimenti e tagliando i cosiddetti rami secchi.

(Groupon Italia, margini di crescita sul mercato nazionale e investimenti prima della crisi)

Tempi duri per i 400 giovani di talento assunti con contratti a tempo indeterminato in Italia, alle prese con una problematica riorganizzazione aziendale che Groupon intende portare avanti a tappe forzate, non senza contraccolpi in termini occupazionali almeno in prospettiva pluriennale.

Allo sciopero nazionale con astensione collettiva dal lavoro per 8 ore del 25 giugno 2014 si è arrivati dopo qualche tentativo di mediazione promosso dai sindacati, non andato a buon fine ad avviso di Cgil e Cisl (promotori della protesta) per via della scarsa propensione al dialogo dei dirigenti di Groupon.

Stipendi fermi al palo o sempre più bassi a fronte di una crescente richiesta di produttività ai lavoratori del gruppo sono uno degli argomenti più sentiti dai dipendenti italiani della multinazionale americana, a quanto pare orientata verso una smobilitazione progressiva degli investimenti nel Belpaese.

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