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Federalismo fiscale: ecco, cosa ne pensa il sindacato

Federalismo fiscale, se ne parla da molto tempo, oramai, una prima bozza risale addirittura al 2008, sta di fatto che, c'è sempre qualcosa che non quadra e come lamenta il Sindacato, le ipotesi avanzate dal Governo rischiano solo di aumentare la pressione fiscale sui cittadini e sui lavoratori dipendenti. Secondo il nuovo decreto sul federalismo, difeso a spada tratta dal Ministro Tremonti, l’addizionale regionale dell'Irpef sarà rideterminata a partire dal 2012, in modo tale da garantire alle Regioni a statuto ordinario delle entrate corrispondenti ai trasferimenti statali soppressi. Detto in poche parole, ciascuna Regione potrà aumentare o diminuire l’aliquota regionale all’Irpef di base a propria discrezione, anche se l’eventuale maggiorazione non potrà superare lo 0,5% fino al 2013, l’1,1% per il 2014 e il 2,1% a decorrere dal 2015. Inoltre, Per quanto riguarda le eventuali maggiorazioni previste per il 2014 e per il 2015, non potranno essere applicate ai lavoratori dipendenti e pensionati con reddito annuo non superiore a 28 mila euro.

Il Governo, per rassicurare i cittadini, ha affermato che il federalismo non comporterà necessariamente l'introduzione di aliquote superiori alle vecchie imposte o nuove tasse, ma il Sindacato non ne sembra molto convinto. 'Questo tipo di federalismo sarebbe particolarmente grave - ha dichiarato la Camusso, segretario generale della Cgil - perché lavoratori dipendenti e pensionati finirebbero per pagare due volte sia con l'aumento delle detrazioni fiscali sia con quello delle tariffe'. Anche il segretario generale della CISL Raffaele Bonanni non ha risparmiato le critiche al federalismo fiscale. Il sidacato, infatti, si è dichiarato contrario a dare mano libera ai Comuni, perché sbloccando le addizionali Irpef, il carico fiscale per i pensionati e i lavoratori dipendenti aumenterebbe. Secondo la CISL basterebbe aumentare l'Iva, escludendo i beni di prima necessità, per assicurare maggiore equità. Ecco, perché il Sindacato auspica una ridefinizione del decreto.

Le regioni del sud non nascondono la loro preoccupazione, temono, infatti, un maggiore inasprimento delle tasse e tagli ulteriori, soprattutto al settore sanitario. Anche Giovanni Chiodi, presidente della Regione Abruzzo, si dichiara perplesso e non crede che il primo effetto di questa riforma determini un abbassamento delle tasse.

(foto © cislbasilicata su Flickr)

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