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Stipendio insegnanti 2015, scatti di anzianità addio: riforma Renzi, meno soldi per tutti con la "meritocrazia"?

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L’ipotesi di una revisione dell’istituendo sistema basato sugli scatti “meritocratici” prende corpo in settori della maggioranza a sostegno del governo Renzi, ma già adesso per migliaia gli insegnanti è il momento di fare i conti con complessi e spesso spiacevoli calcoli sugli stipendi alla luce della riforma Giannini.

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Dal 2015, se non verranno apportate modifiche alla legge fortemente elogiata dal premier e dal ministro dell’Istruzione in sede di presentazione del piano sulla buona scuola per i prossimi anni, le buste paga degli insegnanti inizieranno a legarsi a nuovi criteri, in vista di un totale o parziale superamento del preesistente regime retributivo incentrato sull’anzianità di servizio.

Sulla carta, come sottolineato a suo tempo dai più autorevoli esponenti dell’esecutivo, la meritocrazia dovrebbe far lievitare progressivamente gli stipendi del personale docente più attivo, grazie ai cosiddetti scatti di competenza garantiti al termine di un intervallo di 3 anni ad una percentuale teoricamente alta di maestri e professori di ogni grado.

In realtà, temono carte alla mano sindacati e addetti ai lavori non senza precisi riferimenti alle tabelle di studio ufficiali del Miur, per la maggioranza degli interessati alla riforma potrebbe verificarsi una perdita sia sul medio che nel lungo periodo di svariate migliaia di euro.

(Stipendi legati al merito e non più all’anzianità di servizio con la riforma Giannini)

I conti, in altre parole, sembrano tornare solo in parte, o meglio presentano una realtà assai differente rispetto a quella narrata finora dai promotori della riforma dell’istruzione, fino ovviamente a prova contraria.

Nello specifico, i dati citati dal Fatto Quotidiano in merito agli effetti del piano scuola per i prossimi anni parlano di 120 euro netti in più al mese per una buona fetta dei docenti attualmente in servizio tra 6 anni ed allo stesso tempo di 12mila euro persi in 40 anni di carriera di un “insegnante modello”, oggetto di una valutazione positiva in 10 casi su 12 da parte degli organismi competenti alla supervisione sul merito.

Decine sarebbero peraltro i milioni di euro risparmiati dalle casse dello Stato dal 2015 al 2018, in virtù del blocco degli scatti previsto fino ai tre anni successivi all’entrata in vigore della nuova legge.

Sul piatto della bilancia di un intervento riformatore sul “corpo vivo” della scuola italiana, numeri così sfavorevoli a maestri e professori potrebbero incidere in maniera (anche politicamente) assai dolorosa, mettendo la stessa maggioranza di governo alla prova con tensioni di portata tutt’altro che irrilevante.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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