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Studente "modello" espulso dalla Danimarca perchè lavorava troppo

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Il pugno di ferro della Danimarca sull’immigrazione è costato caro al virtuoso studente africano Marius Youbi, protagonista di una vicenda che (da qualsiasi angolazione la si voglia guardare) definire paradossale sarebbe riduttivo.

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Troppo lavoro, espulsione necessaria: questo in sintesi quanto accaduto al giovane universitario nato in Camerun e iscritto all’ateneo di Aarhus dove primeggiava per diligenza e talento secondo il parere unanime degli accademici scandinavi.

Unico “peccato” del 30enne rispedito in patria dalle autorità danesi nonostante la lettera del rettore dell’Università che chiedeva un ripensamento ai responsabili del servizio immigrazione, l’eccessiva voglia di guadagnare dello studente costretto a fare gli straordinari (sforando di poche ore il tetto imposto dalla legge) come addetto alle pulizie per sbarcare il lunario.

Inflessibili alla luce dell’esito dei controlli degli ispettori del lavoro, le autorità hanno decretato e poi confermato l’espulsione di Marius Youbi con effetto immediato, sia dalle scuole del Paese nordeuropeo che dal Regno sbarrando la porta ad eventuali ricorsi o eccezioni.

(Danimarca, immigrato africano rispedito in patria perchè lavorava troppo: video)

Il messaggio, in questo caso considerato dagli stessi media locali una sorta di beffa senza precedenti, sembra rivolto in generale a tutti i migranti diretti in Danimarca o ivi residenti da poco tempo ma come deterrente l’esempio dell’universitario e lavoratore rispedito in patria non potrebbe essere più discutibile.

Tesi di laurea quasi pronta e mille sacrifici per un lavoro di fatica da qualche centinaio di euro al mese, il trentenne camerunense si avviava a diventare un cittadino danese a tutti gli effetti con brillanti prospettive di carriera: insomma, un modello di integrazione nell’Europa (almeno sulla carta) civile e progressista.

Le violenze di gruppo a Colonia e lo shock dei flussi migratori dalla Siria non hanno sicuramente aiutato Marius, anche se le autorità competenti per la procedura di deportazione affermano il contrario.

Sta di fatto che qualsiasi tipo di politica, specialmente in materia di lavoro, dovrebbe tenere conto delle situazioni concrete di persone in carne ed ossa ingiustamente “punite” per colpe altrui o meglio inesistenti.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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