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Tassazione stipendi specializzandi: no alla riforma

Poco più di 5 euro all'ora per prendersi cura della salute delle persone e accollarsi gli stessi oneri e responsabilità di un medico: il provvedimento per la tassazione degli stipendi degli specializzandi contenuto nel Decreto fiscale del Governo non è piaciuto ai giovani camici bianchi, che in tutta Italia sono scesi in piazza per manifestare contro la sua approvazione, ottenendo la revoca della nuova norma. Ecco come stanno le cose.

Nuova tassazione degli stipendi, il 'no' degli specializzandi

L'allarme scatta il 4 aprile 2012, quando il Senato dà il via libera all'emendamento all'art. 3 comma 16 ter e quater del Decreto fiscale n. 16 del 2 marzo 2012, il cosiddetto 'Cresci-Italia'. Tale disposizione, infatti, prevede la tassazione di borse di studio, assegni e sussidi per studio o addestramento professionale superiori a 11.500 euro l'anno, assimilando la parte eccedente a reddito da lavoro dipendente.

Un decreto "che danneggia gravemente i medici in formazione", spiegano i rappresentanti di FederSpecializzandi e SIGM (Segretariato Italiano Giovani Medici) di Pisa, che "nell'ambiguo doppio ruolo di studente-lavoratore" si troverebbero a pagare, oltre alle tasse universitarie ("circa 2100 euro annuali, che non hanno un adeguato ritorno formativo"), all'aliquota INPS (18%) e ai contributi obbligatori "in quanto appartenenti all'Ordine dei Medici", anche "l'IRPEF sulle borse di studio per la frequenza dei corsi di dottorato di ricerca, di perfezionamento e di specializzazione erogate dalle Università, ivi inclusi i contratti di formazione medica specialistica a queste equiparate, nonché gli assegni di studio erogati dalle Regioni, tutti importi attualmente esentati a norma della legge 476 del 13 agosto 1984".

Ecco allora la decisione, da parte dei giovani camici bianchi di incrociare le braccia nelle giornate del 16 e del 17 aprile 2012 per dire no alla nuova tassazione degli stipendi degli specializzandi, che con la proposta del prelievo del 20% sulle somme eccedenti gli 11.500 euro, a conti fatti rappresenta "un aggravio medio di circa 180-200 euro mensili sulla busta paga", spiegano dall'Ordine provinciale dei medici-chirurghi e odontoiatri di Roma.

Una protesta decisa e compatta che, alla fine, ha ottenuto da parte della commissione Finanze della Camera l'approvazione all'unanimità di un emendamento che cancella la tassazione Irpef sulle borse di studio dei medici specializzandi.

Specializzandi: il gap tra responsabilità e stipendi

Per molti sono dei 'privilegiati' e la protesta contro la nuova tassazione degli stipendi degli specializzandi ai più è sembrato un insulto a chi una retribuzione neppure ce l'ha, ma i giovani medici non ci stanno a passare per egoisti e spiegano le ragioni dello sciopero che li ha visti protagonisti con le responsabilità che la loro professione comporta.

"Abbiamo un contratto, approvato cinque anni fa, che ci colloca a metà strada tra gli studenti e i lavoratori", dice Luca Santi, vicepresidente dell'Associazione specializzandi di Bologna (AsSpeBo), "ma sottostiamo a tutte le responsabilità civili e penali come fossimo medici al 100%", aggiungendo che lo stipendio è calcolato 'a forfait', un cifra che oscilla tra i 1.500 e i 1.800 euro netti al mese per 38 ore lavorative che "in media" diventano 60, con la guardia notturna o quella festiva che "non certo ci viene pagata come ai lavoratori".

Senza contare che gli specializzandi, oltre a seguire la parte didattica e formativa, lavorano in corsia, occupandosi, di fatto, di gran parte dell'attività dell'ospedale e sono spesso 'fuori sede', con tutti gli aggravi economici del caso.

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