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Breve guida al tempo di preavviso per le dimissioni

Qual è il corretto tempo di preavviso per le dimissioni? Anche in questo caso esiste una business etiquette e non rispettarla potrebbe avere ripercussioni negative tanto da un punto di vista umano e professionale che economico, perché la vecchia azienda potrebbe fare valere i propri diritti che, tra gli altri, prevedono anche quello di decurtare la liquidazione. Ecco allora alcuni consigli utili su come lasciarsi in buoni rapporti (anche quando non vi sembra necessario) e ripartire subito con il piede giusto.

Tempo di preavviso per le dimissioni: quanto e per quali contratti

Il tempo di preavviso per le dimissioni non è uguale per tutti i lavoratori, ma dipende dalla tipologia di contratto (a progetto, a tempo determinato, di formazione lavoro, a tempo indeterminato), dal CCNL di riferimento, dal livello di inquadramento del singolo e dall'anzianità di servizio.

Per quanto riguarda il contratto a progetto, a meno che collaboratore e datore di lavoro non abbiano stabilito per scritto un tempo di preavviso, questo non esiste ed entrambe le parti possono recedere in qualsiasi momento e senza penalità.

Nel caso di contratto a tempo determinato (CTD) stipulato direttamente tra azienda e lavoratore, quest'ultimo può dare le dimissioni senza un preavviso specifico, ma l'azienda può chiedere il risarcimento del danno arrecato per il mancato rispetto della naturale durata del contratto (a meno che il dipendente non dimostri la sussistenza di 'giusta causa'). Allo stesso modo, se l'azienda lascia a casa un lavoratore prima del termine, quest'ultimo può chiedere un risarcimento pari al numero di mensilità mancanti. Nel caso del CTD, dunque, se volete dare le dimissioni è bene che parliate onestamente con il vostro datore di lavoro per trovare un accordo soddisfacente per tutti, così da evitare gravose sanzioni economiche. Analogo discorso vale per il contratto di formazione lavoro. Se invece il contratto a tempo determinato è stipulato con un'agenzia per il lavoro (contratto di somministrazione), il preavviso è conteggiato in base alla sua durata complessiva ed è di 1 giorno per ogni 15 di missione residua, per una durata massima di 7, 10 o 20 giorni a seconda del livello di inquadramento. In caso di mancato rispetto di tale norma, l'agenzia può trattenere un'indennità retributiva.

Per il contratto a tempo indeterminato (CTI), infine, valgono le regole stabilite dall'articolo 2118 del Codice Civile e dal CCNL di riferimento e la durata del preavviso - che solitamente viene conteggiata dal 1° e dal 15° giorno del mese, in base alla data di effettiva presentazione della lettera di dimissioni - varia in base al livello di inquadramento e all'anzianità di servizio del lavoratore. Da ultimo, è bene ricordare che nel caso di CTI dare le dimissioni senza preavviso o non rispettare il tempo di preavviso pattuito mette il dipendente nella condizione di incorrere nelle sanzioni economiche previste dalla legge per il mancato adempimento degli oneri contrattuali, pertanto - soprattutto quando si sa di non poter osservare i termini previsti - è fondamentale mettere al corrente il datore di lavoro e trovare un accordo consensuale.

Casi particolari

In alcuni casi il tempo di preavviso per le dimissioni è differente da quanto normalmente previsto, e in particolare:

  • durante il periodo di prova tanto il lavoratore che l'azienda possono recedere dal contratto in qualsiasi momento;
  • per una "causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto" (Articolo 2119 del Codice Civile), cioè per giusta causa - intesa come un fatto di particolare gravità quale il mancato pagamento dello stipendio, la modifica unilaterale dell'orario di lavoro da parte dell'azienda, una retribuzione non adeguata al ruolo e alle mansioni e via dicendo - il lavoratore non è tenuto a rispettare il tempo di preavviso stabilito per legge.

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