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Tfr in busta paga, da gennaio 2015 soldi in tasca ai lavoratori. Il no delle imprese: "Ci rovinano"

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Un protocollo d’intesa elaborato dal governo in collaborazione con Abi e Confindustria getta le basi per la riforma del Tfr, che in base alla proposta di Palazzo Chigi a partire dal 2015 dovrebbe essere erogato su base mensile, con una busta paga più “pesante” per milioni di lavoratori.

Trattamento di Fine Rapporto, come calcolarlo in base alla normativa vigente

In media si calcola che gli aumenti di stipendio saranno nell’ordine di poco più di una cinquantina di euro per chi attualmente guadagna 1500 € lordi al mese, mentre da valutare è l’impatto della tassazione sulle retribuzioni nette rivalutate.

Matteo Renzi e colleghi insistono per dare concretezza in tempi brevi a questa misura, studiata per rilanciare i consumi e favorire la tanto invocata ripresa, in un periodo assai delicato sia dal punto di vista politico che economico per l’Italia ma anche in generale per l’intera Eurozona, ma non tutti i settori della maggioranza a sostegno dell’esecutivo sembrano d’accordo sul nuovo Tfr per il 2015.

In particolare, dentro e fuori dal Partito Democratico, c’è chi sottolinea i rischi di un provvedimento “punitivo” nei confronti del sistema delle piccole e medie imprese, già colpite profondamente dalla crisi degli ultimi anni e vulnerabili rispetto ad ulteriori diminuzioni di liquidità.

(Rilancio dei consumi, il governo Renzi propone il Tfr in busta paga per i lavoratori)

Ben 14 dei 25 miliardi maturati annualmente come liquidazione dagli italiani restano infatti fino ad ora nelle casse delle aziende, contribuendo non poco a dare fiato agli investimenti oltre che a rispettare le scadenze dei pagamenti di tasse e salari.

Altro nodo scoperto da tenere presente, a detta di economisti ed esponenti di vari partiti di centrosinistra e non solo, la ricaduta negativa sui fondi pensione (finanziati col Tfr dal 2005, anno di approvazione della legge 252 sulla previdenza integrativa) dell’eventuale erogazione immediata dei soldi in busta paga.

L’eliminazione di una fondamentale “sicurezza” per il futuro di una vasta platea di lavoratori, sempre meno tutelati a livello pensionistico, viene vista con timore dai sindacati confederali, peraltro entrati di recente in polemica col governo per l’abolizione dell’articolo 18 prevista nel Jobs Act targato Renzi.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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